Mostra "La Grecia a Roma"- Musei Capitolini (percorso accessibile)
In mostra oltre 150 capolavori originali greci che fecero splendere la Roma antica: un viaggio immersivo ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente.
Museo: Mostra "La Grecia a Roma" - Musei Capitolini
1. Presentazione
Benvenuto alla mostra La Grecia a Roma curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce. Ti guiderò alla scoperta del legame duraturo e fecondo esistito tra Roma e il mondo greco, un rapporto fatto di scambi commerciali, conquiste militari e appropriazioni culturali. Questa mostra ripercorre in cinque sezioni le principali tappe attraverso cui le opere greche giunsero a Roma e divennero parte integrante della sua identità. Si tratta del secondo appuntamento del ciclo “I grandi maestri della Grecia antica”, un progetto promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. La mostra è stata finanziata dall’Unione Europea Next Generation EU nell’ambito del PNRR. Rientra tra gli interventi “Il Giubileo dei Pellegrini: eventi artistici e culturali nella città di Roma, dal centro alla periferia, al fine di favorire la fruizione turistica nel periodo giubilare".
2. SEZIONE I: Roma incontra la Grecia
Sin dalla sua fondazione, intorno alla metà del VIII secolo a.C., Roma ha intrattenuto proficui rapporti con il mondo greco e ha importato raffinati manufatti, prevalentemente ceramici, destinati a essere collocati in contesti di pregio come santuari e tombe. Nella prima sezione il racconto prende il via da un piccolo gruppo di ceramiche provenienti dall’isola di Eubea scoperte nell’area sacra di S. Omobono, per poi proseguire con una selezione di reperti d’eccezione tra cui i bronzetti votivi raffiguranti una kore e un capro.
3. Coppa con decorazione a sigma, 725-650 a.C. e Brocca per vino con decorazione geometrica, 700-650 a.C.
Davanti a te è esposta una vetrina che contiene decine di vasi prodotti nel centro di Corinto in Grecia e importati a Roma in età monarchica. Appartengono al corredo funerario detto “Gruppo 125” proveniente dal colle Esquilino. La tavola ti permette di esplorare tattilmente due disegni a rilievo che riproducono una coppa e una brocca, due forme vascolari rappresentative di tutto l’insieme, usate per bere e versare vino. Iniziamo dalla coppa, che è il reperto più antico tra i due. Risale infatti al secondo quarto dell’VIII secolo a.C., gli anni a cavallo della fondazione di Roma che la leggenda colloca nel 753 a.C. La coppa è alta 12 centimetri e presenta la forma di una tazza dalle pareti svasate verso l’alto. Il diametro del fondo, pari a 4 cm e mezzo, aumenta gradualmente fino a raggiungere, all’orlo, i 13 cm e mezzo. Poco sotto l’orlo si impostano le anse orizzontali. Nello spazio tra le anse si sviluppa una decorazione caratterizzata da una sequenza di motivi a sigma. Passiamo adesso alla brocca, una forma vascolare chiusa, nata per contenere liquidi. Il vaso si sviluppa per un’altezza di 29 cm e raggiuge il diametro di 20 cm nel punto di massima espansione. La sua particolarità risiede nella forma trilobata dell’orlo superiore. Tutto il corpo presenta una decorazione geometrica composta da linee orizzontali, che sul collo si trasformano in un motivo a rombi. L’ansa è impostata verticalmente in modo tale da garantire una migliore presa.
4. SEZIONE II: Roma conquista la Grecia
Il legame plurisecolare tra Roma e l’arte greca cambia con l’arrivo in città del bottino sottratto a Siracusa nel 211 a.C. dal generale Marco Claudio Marcello: da quel momento, infatti, ha inizio l’ammirazione dei Romani verso le opere d’arte greche. La celebre affermazione di Livio dà voce alla svolta culturale in atto a Roma tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. e segna il passaggio alla seconda sezione della mostra: “Roma conquista la Grecia”. Durante le campagne militari condotte in Magna Grecia e nel Mediterraneo Orientale, Roma si appropria di capolavori artistici di inestimabile valore: statue in marmo e bronzo, tavole dipinte, argenti cesellati e arredi lussuosi. Nel corso del II secolo a.C. un’enorme quantità di tesori viene trasferita nell’Urbe a simboleggiare la supremazia e il potere dei generali trionfatori. La sezione offre uno sguardo d'insieme su tali preziosi manufatti, perlopiù bronzei, testimonianza dello splendore dei bottini di guerra.
5. Cratere di Mitridate VI Eupatore, 100-50 a.C.
Davanti a voi è esposto un cratere in bronzo di dimensioni imponenti. È alto circa 70 centimetri, arrivando più o meno all’altezza della coscia di un adulto. Puoi esplorare tattilmente un disegno a rilievo che riproduce la sua forma. Partendo dalla base, il corpo del vaso si allarga gradualmente verso l’alto fino a raggiungere il diametro massimo di 52 centimetri. In questo punto si innestano due grandi anse arcuate, poste simmetricamente. Al di sopra il collo si restringe, creando una netta variazione di profilo, e termina in un orlo estroflesso, cioè ripiegato verso l’esterno. L’intera superficie del corpo del vaso è percorsa da fitte costolature verticali. Al tatto si percepiscono come scanalature strette e ravvicinate, che creano un ritmo continuo e ordinato, simile a una successione di pieghe parallele. Sulla faccia superiore dell’orlo corre un’iscrizione in lingua greca, incisa direttamente nel metallo. Il testo ricorda il dedicante, Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, e indica i destinatari della dedica: gli Eupatoristi del Ginnasio, membri di un collegio di ginnasti di Delo. Il cratere fu portato a Roma come bottino di guerra, con ogni probabilità dal generale romano Gneo Pompeo Magno, per celebrare la vittoria su Mitridate. Il vaso fu ritrovato nel tratto di mare antistante la villa di Nerone ad Anzio, dove verosimilmente l’imperatore lo aveva fatto trasferire. Fu Papa Benedetto XIII a donarlo ai Musei Capitolini.
6. SEZIONE III: La Grecia conquista Roma
“La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore e introdusse le arti nel rozzo Lazio”, scriveva Orazio. Con questa frase si apre il racconto della terza sezione “La Grecia conquista Roma”. Buona parte delle sculture decorative e architettoniche giunte dalla Grecia al seguito dei generali conquistatori trovò dimora in spazi pubblici come piazze, porticati, templi e biblioteche, accrescendo a dismisura lo splendore della città. Queste esposizioni pubbliche decoravano gli spazi urbani e alimentavano la passione per la civiltà artistica greca, ritenuta ormai bagaglio indispensabile di ogni colto romano. La sezione include la videoproiezione dedicata al tempio di Apollo Sosiano, il cui frontone fu decorato con sculture greche raffiguranti un’Amazzonomachia.
7. Testa femminile da acrolito, 470-450 a.C
Stai per esplorare il disegno a rilievo di una testa alta 44 cm, che appartiene a una statua realizzata con la tecnica dell’acrolito. Si tratta di un sistema utilizzato soprattutto per le statue di culto: a uno scheletro ligneo, poi rivestito di stoffa, venivano applicate le parti visibili — come testa, mani e piedi — scolpite in marmo. Questa combinazione di materiali conferiva alla statua un forte impatto visivo: sembrava un’immagine reale e poteva raggiungere dimensioni colossali. Esplora adesso la sommità della testa: la superficie è liscia e la forma tondeggiante. Sulla fronte, in corrispondenza dei due elementi circolari che percepisci si trovano grossi fori: servivano a fissare sul capo un elmo, un accessorio che permette di identificare la divinità rappresentata come Atena. Scendendo, nota la perfetta simmetria delle arcate sopracciliari, che conferiscono solennità allo sguardo. Soffermati poi sugli occhi: i bulbi oculari sono ancora presenti e inseriti in un materiale diverso dal marmo. Al centro di ciascun occhio percepisci l’incavo circolare, che corrisponde all’iride, un tempo realizzata in un ulteriore materiale e oggi perduta. Prosegui verso il naso, conservato nella sua interezza, regolare e armonioso. Poco più in basso incontri la bocca: le labbra carnose accennano un lieve sorriso, capace di addolcire l’espressione complessiva del volto. Seguendo il profilo, le dita riconoscono l’ovale del volto allungato. Il mento tondeggiante definisce con decisione la parte inferiore del viso. Concludi l’esplorazione toccando il collo: è lungo e possente, e si innesta saldamente su una base ampia, che era probabilmente nascosta dalla veste.
8. Fregio con colombe, IV secolo a.C
Hai davanti a te un bassorilievo di forma rettangolare, alto circa 20 centimetri e largo 53. Inizia a esplorarlo partendo dai lati. Sotto le dita riconosci subito due figure simmetriche: sono due volatili, raffigurati di profilo e girati l’uno verso l’altro, come se si stessero guardando. Si tratta di colombe. Segui il profilo di una delle due: percepisci il corpo compatto, il petto arrotondato, la forma delle zampette che poggiano sul bordo inferiore del rilievo. Il piumaggio non è inciso perché probabilmente era aggiunto con la pittura. Ciascuna colomba trattiene nel becco un elemento sottile e allungato: si tratta di un’infula, un nastro sacro utilizzato come ornamento rituale. Segui con le dita lo sviluppo del nastro: descrive una curva tra i due becchi e si compone di una successione di perline ovoidali; si conclude infine con un’estremità tripartita. Ora esamina lo spazio tra le due colombe, al centro del bassorilievo. Qui trovi un elemento di forma circolare incavato: è una patera, un piccolo piatto rituale usato nei sacrifici per versare il vino destinato agli dèi. Tocca il centro della patera: sentirai un leggero rialzo tondo, detto ombelico, una caratteristica tipica di questo oggetto. L’intera composizione si distingue per l’impianto simmetrico: le due colombe si fronteggiano, unite dal nastro disposto a mo’ di ghirlanda e dalla patera centrale. Infine, sul lato destro è possibile riconoscere una seconda patera, segno che la decorazione proseguiva su questo lato; sul lato sinistro invece si può individuare il bordo di delimitazione del pannello, nato per decorare probabilmente un altare. La raffigurazione delle colombe, animali sacri ad Afrodite, potrebbe indicare un legame con il culto della dea.
9. Torso maschile, 430 a.C
I Romani presero l’abitudine di trasferire le sculture frontonali dei templi dalla Grecia a Roma. L’opera che stai per toccare rientra in questa categoria di reperti. Rappresenta il torso di un uomo nudo alto 56 cm. Attraverso una prima esplorazione generale puoi intuire la posizione originaria della figura. Il corpo è semisdraiato di profilo destro, il torso è leggermente ruotato in avanti e le gambe, oggi frammentarie, dovevano allungarsi verso sinistra. Il braccio destro è piegato: seguendolo con la mano puoi percepire il gomito appoggiato a un pilastrino di sostegno. Ora che hai compreso la posa d’insieme, soffermiamoci sui dettagli anatomici. Parti dall’alto e tocca le spalle: sono ampie e robuste. Scendendo, senti i pettorali, ben sviluppati e scolpiti con grande precisione. Prosegui verso il centro del torso, dove percepisci l’arcata epigastrica, e poi più in basso il quadrante addominale. La muscolatura è possente ma naturale. Come tipico nella scultura greca, il corpo umano è rappresentato con grande fedeltà mostrando una profonda conoscenza dell’anatomia umana. Dal punto di vista stilistico, l’opera si data intorno al 430 a.C., nel pieno dell’età classica greca. La posa allungata rende questa scultura adatta alla decorazione dell’angolo frontonale destro di un frontone.
10. Plastico del tempio di Apollo Sosiano
Stai esplorando il plastico in scala ridotta del tempio di Apollo Medico, dedicato nel 431 a.C. in seguito a una grave pestilenza che colpì Roma. Il tempio fu ricostruito a partire dall’ultimo trentennio del I secolo a.C. per interessamento del generale Caio Sosio, da cui prese il nome di Apollo Sosiano. Comincia l’esplorazione del plastico a partire dalla base. Sotto le tue mani riconosci il podio, alto e compatto: nella fase augustea era costruito in blocchi di tufo, una pietra vulcanica molto usata nell’architettura romana. Il podio eleva l’edificio dal suolo e ne accentua il carattere monumentale; l’accesso avveniva attraverso le due scale che percepisci sui lati. Prosegui ora verso l’alto. Sulla fronte l’edificio presenta sei colonne realizzate in marmo lunense, oggi noto come marmo di Carrara. I capitelli sono di tipo detto “corinzieggiante”, ovvero derivano dall’ordine corinzio, ma sono arricchiti e trasformati con motivi vegetali più liberi e decorativi. Sopra di essi, l’architrave ha una cornice che sporge notevolmente. Concentrati adesso sul frontone, la parte triangolare con cui la facciata termina superiormente. In questo spazio erano collocate sculture decorative trasferite da un tempio greco di età classica. Si tratta forse del tempio di Apollo detto Daphnephoros, ossia portatore di alloro, della città di Eretria in Eubea. Le sculture sono databili tra il 450 e il 425 a.C., all’incirca l’epoca del Partenone di Fidia, e raffigurano un’Amazzonomachia, la lotta mitica tra i Greci e le Amazzoni, mitiche donne guerriere.
11. Testa di Atena dal tempio di Apollo Sosiano, ca. 450 a.C.
Il calco in gesso che stai toccando ha molte storie da raccontare. È la riproduzione di una testa femminile, il cui originale è conservato nei Musei Vaticani. Fu realizzato negli anni Ottanta del Novecento su iniziativa di Eugenio La Rocca, uno dei curatori di questa mostra. In quegli anni lo studioso stava analizzando le sculture del frontone del tempio di Apollo Sosiano. Durante le sue ricerche si rese conto che una testa dei Musei Vaticani, allora inserita su un busto moderno e restaurata come se raffigurasse Mercurio, poteva completare il corpo acefalo della statua di Minerva, collocata al centro del frontone del tempio. Ora esplora il calco con le mani. Parti dall’alto: la superficie della calotta cranica è solo sbozzata. Questo perché la testa non era destinata a essere vista completamente: era infatti completata da un elmo, indossato sul capo, che ne copriva la parte superiore. Scendendo verso le tempie, raggiungi le orecchie da cui pendevano orecchini in metallo prezioso. Ora porta le dita sul volto e soffermati sulla forma degli occhi a mandorla: se ci fai caso il destro è decisamente più grande, un particolare che indica per la testa una visuale preferita da questo lato. La lacuna che senti al centro della bocca è invece dovuta alla perdita di un tassello di restauro, applicato in epoca moderna e oggi mancante. Infine, ancora una curiosità: il calco conserva ancora la forma del naso settecentesco che è stato invece rimosso dalla testa originale.
12. SEZIONE IV: Opere d’arte greca negli spazi privati
Non solo i monumenti pubblici, ma anche le dimore private potevano essere arricchite da opere d’arte di provenienza greca. Nella quarta sezione vengono presentate prima le sculture greche che decoravano gli horti, cioè i complessi residenziali immersi nel verde ai margini del centro di Roma, poi le sculture provenienti dalle grandi ville di età imperiale, situate per lo più nel suburbio. Queste opere permettono di ricostruire l’atmosfera raffinata e il gusto collezionistico che caratterizzavano le residenze dell’aristocrazia romana.
13. Testa di ariete, V-IV secolo a.C.
La testa di ariete in marmo è scolpita a grandezza naturale; misura circa 23 cm in altezza e 32 centimetri in larghezza. Puoi esplorare tattilmente un disegno a rilievo che ne riproduce la forma. Il volto dell’animale, con il muso allungato, ha una superficie liscia e levigata, che contrasta con il vello circostante scolpito con grande naturalismo. Al tatto si percepiscono fitti ricciolini, piccoli e ravvicinati, che creano una superficie movimentata. Gli occhi sono cavi perché le orbite erano realizzate separatamente, probabilmente in un altro materiale, e oggi sono andate perdute. Ai lati della testa emergono le magnifiche corna. Si impostano subito al di sopra degli orecchi e si avvolgono su se stesse creando una curva a spirale. Al tatto presentano una superficie attraversata da lievi ondulazioni che suggeriscono la crescita naturale del corno. È possibile che la testa, databile tra il V e il IV secolo a.C., appartenesse a un gruppo statuario costituito da animali da sacrificio. È stata scoperta alla fine del Settecento nella villa di Lucio Vero sulla via Cassia: apparteneva a una collezione di opere d’arte di proprietà dell’imperatore.
14. SEZIONE V. Maestri greci al servizio di Roma
Ed eccoci giunti all’ultima sezione della mostra: in questa sala è esposta una selezione di opere realizzate da artisti greci appositamente per il mercato romano. Quando il numero di originali importati comincia a diminuire, mentre cresce la domanda, nascono botteghe attive ad Atene, a Delo e poi a Roma, specializzate nella produzione di sculture destinate alla ricca committenza locale. Le lettere che Cicerone indirizza all’amico Attico rivelano aneddoti e curiosità sul mercato dell’arte nel I secolo a.C., le sue dinamiche e i suoi protagonisti. Sappiamo, ad esempio, che committenti facoltosi come lo stesso Cicerone sceglievano con grande attenzione cosa acquistare e dove collocarlo, adattando ogni pezzo al contesto: statuette di atleti per decorare una palestra, ritratti di filosofi o letterati per abbellire una biblioteca. Alcune di queste statuette di piccolo formato sono esposte sulla parete a sinistra.
15. Fontana a forma di vaso potorio - età augustea
Stai per esplorare una fontana monumentale in marmo realizzata in età augustea da un artista di nome Pontios, originario di Atene. Conosciamo il nome dell’artista grazie a un’iscrizione incisa direttamente sull’opera. Il vaso è largo 1 metro e mezzo e alto più di 110 centimetri: prova a immaginarlo come una presenza imponente nello spazio. Ora avvicinati a uno dei lati del vaso e appoggia le mani sulla parte più bassa dell’opera. Sentirai subito il supporto, scolpito come un cespo vegetale. Segui con le dita le foglie dai profili tondeggianti: il loro corpo è percorso da costolature che creano un ritmo regolare. Da questa decorazione vegetale emerge il vaso vero e proprio. Prova a riconoscerne la forma generale: si tratta di un corno potorio. Nella parte anteriore il vaso è scolpito a forma di chimera, un animale mitologico: puoi riconoscere la testa di leone con la criniera. Le ali di grifo e le zampe equine sono spezzate. Adesso segui il corpo del vaso verso l’alto, lasciando scorrere le dita sul marmo. La superficie è percorsa da costolature per circa due terzi della lunghezza. Prima di arrivare al bordo, sotto le mani percepirai una fascia liscia, che interrompe il ritmo delle costolature. Su questa fascia sono scolpite a bassorilievo tre Menadi, compagne del dio Dioniso. Esplora le figure: i corpi sono in movimento, le pose dinamiche. Due Menadi trasportano capretti, mentre la terza è impegnata in una danza estatica. Infine, il vaso si allarga progressivamente e termina con un orlo estroflesso, ossia ripiegato verso l’esterno. Segui il bordo con le dita: è decorato da una sequenza regolare di ovuli, un elegante motivo ornamentale che completa la decorazione dell’opera.