Mostra La Grecia a Roma - Musei Capitolini
In mostra oltre 150 capolavori originali greci che fecero splendere la Roma antica: un viaggio immersivo ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente.
Museo: Mostra "La Grecia a Roma" - Musei Capitolini
1. Presentazione
Benvenuto alla mostra La Grecia a Roma curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce. Ti guiderò alla scoperta del legame duraturo e fecondo esistito tra Roma e il mondo greco, un rapporto fatto di scambi commerciali, conquiste militari e appropriazioni culturali. Questa mostra ripercorre in cinque sezioni le principali tappe attraverso cui le opere greche giunsero a Roma e divennero parte integrante della sua identità. Si tratta del secondo appuntamento del ciclo “I grandi maestri della Grecia antica”, un progetto promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. La mostra è stata finanziata dall’Unione Europea Next Generation EU nell’ambito del PNRR. Rientra tra gli interventi “Il Giubileo dei Pellegrini: eventi artistici e culturali nella città di Roma, dal centro alla periferia, al fine di favorire la fruizione turistica nel periodo giubilare".
2. SEZIONE I: Roma incontra la Grecia
Sin dalla sua fondazione, intorno alla metà del VIII secolo a.C., Roma ha intrattenuto proficui rapporti con il mondo greco e ha importato raffinati manufatti, prevalentemente ceramici, destinati a essere collocati in contesti di pregio come santuari e tombe. Nella prima sezione il racconto prende il via da un piccolo gruppo di ceramiche provenienti dall’isola di Eubea scoperte nell’area sacra di S. Omobono, per poi proseguire con una selezione di reperti d’eccezione tra cui i bronzetti votivi raffiguranti una kore e un capro.
3. Mappa
Prima di iniziare la visita ti invito a dare un’occhiata alla carta geografica nella sala di ingresso. Rappresenta i centri con cui l’impero romano entrò in contatto tra il II e il I secolo a.C. con l’indicazione delle principali battaglie combattute per affermare il suo dominio e il posizionamento dei relitti che trasportavano opere d’arte nel Mediterraneo. Ora prosegui entrando nella sala subito alla tua destra. La tua visita può cominciare: ti auguro una piacevole esperienza!
4. Ceramica geometrica dall'area sacra di S. Omobono
La storia del legame tra Roma e la Grecia inizia in concomitanza con la fondazione della città nell’VIII secolo a.C., quando Roma intratteneva già intensi scambi commerciali con altre comunità. Ne sono una preziosa testimonianza i minuscoli frammenti di ceramica allineati nel tavolo-teca in fondo alla sala. Provengono dagli scavi effettuati nell’area della chiesa di Sant’Omobono, proprio ai piedi del Campidoglio. I frammenti sono raggruppati per aree di produzione che fanno capo ai centri greci o magno-greci riportati nella mappa sulla destra del tavolo. Anche se può sembrare sorprendente, un singolo frammento è spesso sufficiente per ricostruire la forma originaria dell’intero vasetto.
5. “Gruppo 125” dalla necropoli dell'Esquilino
Nella grande vetrina a parete è esposto un ricco corredo funerario, noto come “gruppo 125”. Fu scoperto nella necropoli che si estendeva sul colle Esquilino. Comprende vasi corinzi di altissima qualità, tra cui spicca una brocca con un’iscrizione in greco: “di Kleiklo”. Forse è il nome di un mercante originario di Corinto stabilitosi a Roma all’epoca in cui, secondo la tradizione, regnava Tarquinio Prisco. Lascia ora questa sala e prosegui seguendo il percorso della mostra.
6. Importazioni greche dal foro romano
Nella vetrina alla tua destra sono raccolti i reperti di importazione greca più significativi provenienti dall’area del Foro Romano. Il più antico è il grande frammento di cratere di ceramica attica a figure nere con il ritorno di Efesto sull’Olimpo, trasportato sulla groppa di un mulo: risale alla metà circa del VI secolo a.C. Proviene dal deposito votivo del Lapis Niger, in latino “pietra nera”, espressione con cui si indica l’area lastricata di marmo nero nei pressi della Curia, dove la tradizione collocava la tomba di Romolo. Nell’area è stato localizzato il sacello del dio Vulcano, ipotesi che trae conferma proprio dalla raffigurazione presente sul vaso. Nella vetrina è esposta anche una selezione di frammenti di coppe in ceramica attica a figure rosse, scoperte negli scavi effettuati dalla Sapienza Università di Roma nel santuario delle Curiae Veteres, nei pressi del Colosseo. In questo luogo, i rappresentanti dei distretti urbani, dette curiae, si riunivano alcuni giorni dell’anno per consumare pasti comuni e bere vino insieme. Alle ceramiche si aggiunge, infine, la piccola testa di una fanciulla in marmo, che apparteneva a una statuetta importata dalla Magna Grecia e posta forse come dono votivo in un santuario.
7. Importazioni greche tra VI e III secolo a.C.
Tra il VI e III secolo a.C. Roma continua a importare prodotti greci di pregio, soprattutto ceramiche ma anche oggetti particolari come un’urna cineraria in marmo pario e piccoli bronzi. Tra questi, spiccano la statuetta di capro da un deposito votivo in via Magenta, nei pressi della stazione Termini, e la statuetta di una fanciulla da Lavinio.
8. Amazzone dell'Esquilino
Al centro della sala cattura gli sguardi la scultura frammentaria in terracotta raffigurante un’Amazzone ferita. Conserva ancora i colori vivaci con cui furono dipinti i dettagli delle vesti, dell’armatura e dello scudo. Se ti avvicini e guardi il torso da vicino, puoi notare che nel costato si apre una profonda ferita da cui sgorgano copiosi rivoli di sangue. La silhouette stampata sul retro della teca ci aiuta a ricostruire la scena originale: un combattimento in cui l’Amazzone è colta nel momento in cui viene atterrata da un nemico che la sovrasta dall’alto. La scultura è considerata opera degli artisti magnogreci Damofilos e Gorgasos, attivi a Roma intorno al 500 a.C., noti dalle fonti come autori della decorazione del tempio di Cerere, Libero e Libera sull’Aventino.
9. SEZIONE II: Roma conquista la Grecia
Il legame plurisecolare tra Roma e l’arte greca cambia con l’arrivo in città del bottino sottratto a Siracusa nel 211 a.C. dal generale Marco Claudio Marcello: da quel momento, infatti, ha inizio l’ammirazione dei Romani verso le opere d’arte greche. La celebre affermazione di Livio dà voce alla svolta culturale in atto a Roma tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. e segna il passaggio alla seconda sezione della mostra: “Roma conquista la Grecia”. Durante le campagne militari condotte in Magna Grecia e nel Mediterraneo Orientale, Roma si appropria di capolavori artistici di inestimabile valore: statue in marmo e bronzo, tavole dipinte, argenti cesellati e arredi lussuosi. Nel corso del II secolo a.C. un’enorme quantità di tesori viene trasferita nell’Urbe a simboleggiare la supremazia e il potere dei generali trionfatori. La sezione offre uno sguardo d'insieme su tali preziosi manufatti, perlopiù bronzei, testimonianza dello splendore dei bottini di guerra.
10. Base di Ostia
La sezione si apre con un monumento all’apparenza modesto, eppure di grande importanza storica. Si tratta di un blocco in travertino con incassi per staffe sulla faccia superiore e, sul lato anteriore, un’iscrizione in greco su due righe. Il blocco fu impiegato come base per la statua-ritratto del filosofo Antistene realizzata dal bronzista Firomaco, attivo a Pergamo tra il III e II secolo a.C. Il trasferimento a Ostia dell’opera originale è collegato a Silla, responsabile del saccheggio di Atene dell’86 a.C. Accanto al blocco si trova un’erma di III secolo d.C. con il volto barbato di Antistene, utile a ricostruire l’aspetto dell’originale oggi perduto.
11. Sala bronzi
Nel corso del II secolo a.C. affluiscono a Roma come bottini di guerra migliaia di capolavori in bronzo, la maggior parte dei quali sarà poi rifusa nel Medioevo come semplice metallo da recupero. Considerando la rarità dei reperti in bronzo, fa davvero impressione vederne così tanti riuniti nella stessa sala. Il cavallo e la porzione di toro furono ritrovati insieme nel 1849, nel rione Trastevere, nel vicolo dell’Atleta, così denominato perché proprio lì fu scoperto il celebre Apoxyomenos (l’atleta che si deterge con lo strigile), oggi conservato nei Musei Vaticani.
12. Cavallo
Ti invito a osservare più da vicino il cavallo, un originale del V secolo a.C. attribuito al bronzista ateniese Hegias, il maestro di Fidia. È fuso con la tecnica a cera persa, le orbite sono cave perché gli occhi erano inseriti in altro materiale, la dentatura e la lingua perdute erano realizzate a parte in argento. Gira lentamente intorno all’opera per ammirarne le proporzioni slanciate e il naturalismo della posa. Fermati ora in corrispondenza della coscia posteriore sinistra: qui è incisa una sigla che può essere letta come “loco primo n. 28”. La sigla rimanda al registro delle opere d’arte collocate nelle aree pubbliche della città di Roma: Locus primus potrebbe indicare il Campidiglio. Ironia della sorte, il cavallo è tornato proprio nel luogo in cui era stato esposto per secoli nell’antichità. Infine, una curiosità: le due zampe esposte a sinistra del cavallo sono quelle originali. Sono state sostituite con zampe di restauro poiché risultavano deformate e non erano più in grado di sostenere il notevole peso della scultura, che supera i 400 kg!
13. SEZIONE III: La Grecia conquista Roma
“La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore e introdusse le arti nel rozzo Lazio”, scriveva Orazio. Con questa frase si apre il racconto della terza sezione “La Grecia conquista Roma”. Buona parte delle sculture decorative e architettoniche giunte dalla Grecia al seguito dei generali conquistatori trovò dimora in spazi pubblici come piazze, porticati, templi e biblioteche, accrescendo a dismisura lo splendore della città. Queste esposizioni pubbliche decoravano gli spazi urbani e alimentavano la passione per la civiltà artistica greca, ritenuta ormai bagaglio indispensabile di ogni colto romano. La sezione include la videoproiezione dedicata al tempio di Apollo Sosiano, il cui frontone fu decorato con sculture greche raffiguranti un’Amazzonomachia.
14. Apollo Palatino
Nella sala in cui ti trovi sono allineate teste di squisita fattura. Un tempo appartenevano a statue di culto o votive, trasferite a Roma dalla Grecia o dalla Magna Grecia. Una volta giunte nell’Urbe solo alcune conservarono la funzione originaria: è questo il caso dell’Apollo, opera dello scultore Skopas, che puoi ammirare alla tua sinistra. Nata come statua di culto nel tempio di Apollo a Ramnunte, in Grecia, la scultura del dio fu ridedicata nel tempio di Apollo Palatino, inaugurato da Augusto nel 28 a.C. Di questa statua si conserva solo un prezioso pezzo del volto, alto ben 43 cm, da cui si è calcolata un’altezza complessiva per il corpo di 4 metri e mezzo. Immaginatela davanti a voi: una presenza enorme, alta circa due metri in più della statua di Ercole in bronzo dorato che vedete nella nicchia in fondo alla sala.
15. Tegole e coppi dal Tempio di Hera Lacinia a Crotone
Oltre a statue, quadri e suppellettili preziose a Roma giungono anche elementi architettonici greci come le tegole e i coppi in marmo del tempio di Hera Lacinia a Crotone. Il generale Quinto Fulvio Flacco le volle usare per il tetto del tempio della Fortuna Equestre nel Campo Marzio, votato dopo il suo trionfo e dedicato nel 173 a.C. Tuttavia, il gesto fu considerato sacrilego e le tegole furono rimandate a Crotone, dove però nessun artigiano riuscì a rimetterle in opera. Alcuni di questi elementi di rivestimento sono stati ritrovati nella zona e ora tornano a Roma in occasione della mostra.
16. Nike Sorgente
Spostiamoci adesso nella sala centrale della mostra, dove si trova una concentrazione davvero straordinaria di capolavori. Prenditi il tuo tempo: fai un giro tra le opere, mentre ti racconto qualcosa della loro storia. Osserva le sculture collocate sulla spina centrale: la prima è il torso di una figura femminile, vestita con un peplo fermato in vita da una cintura. Sul petto si riconosce uno dei simboli della dea Atena: si tratta dell’egida, una mantellina in pelle di capra decorata con la testa della Gorgone, con funzione protettiva. Questa statua raffigura in particolare un’Atena Nike, cioè vittoriosa. Infatti in origine era dotata di ali, inserite negli incassi che puoi notare sulla schiena. Sulla base trovi una ricostruzione che ti aiuta a immaginarne l’aspetto originario. Prima di proseguire, osserva il marmo: noterai un leggero scintillio. Non è un effetto della luce, ma il segno della sua qualità. È marmo lychnites, la varietà più pregiata estratta a Paros, nelle Cicladi, celebre fin dall’antichità per la sua purezza e luminosità.
17. Amazzone a cavallo
Anche questa scultura, benché frammentaria, merita qualche parola: è arrivata qui dall’altro capo del mondo. Rappresenta un’Amazzone che combatte a cavallo; del nemico caduto resta solo un braccio avvolto nel mantello. Il gruppo fu prelavato da un edificio templare greco, per essere riutilizzato in un frontone a Roma come indicano i due grossi fori visibili sul fianco sinistro dell’animale. Sia dell’edificio di origine che di quello di destinazione non si conosce molto: restano soltanto ipotesi e congetture formulate dagli studiosi.
18. Acroterio montalto
In occasione di questa mostra ha fatto ritorno a Roma, per la prima volta dopo due secoli di assenza, questa leggiadra statua femminile, già appartenuta alla collezione seicentesca del cardinale Peretti Montalto. Si tratta di un acroterio, ossia di una scultura che era posizionata sul vertice o agli angoli di un frontone. La figura è colta in volo, indossa una veste mossa dal vento che lascia scoperti il seno e la coscia sinistri. Poteva rappresentare una Vittoria aptera, ossia senza ali, o più probabilmente una delle Aure, personificazioni delle brezze. La scultura ha subito negli anni pesanti interventi di restauro, che ne hanno alterato le fattezze: ad esempio la testa è moderna. La levigatura delle superfici la fa apparire simile a una scultura neoclassica, rendendone problematico l’inquadramento stilistico e cronologico. Per questi aspetti è d’aiuto il confronto con la statua posta alla sua destra.
19. Leda con il cigno
Siamo di fronte a un’altra scultura acroteriale, posta in origine sulla sommità di un tempio con funzione decorativa. Il gruppo raffigura Leda nell’atto di accogliere tra le braccia il cigno, dietro le cui sembianze si cela Zeus. Grazie a questo sotterfugio il padre degli dei riuscirà a sedurre la fanciulla, già sposa del re di Sparta Tindaro. Il dettaglio del peplo scivolato che lascia scoperto tutto il fianco destro della figura, compreso il seno, è un elemento di confronto con l’acroterio Montalto, posto alla sua sinistra. Entrambe le sculture sono datate negli anni intorno al 400 a.C.
20. Sala Templum Pacis
In questa piccola sala ospitiamo un approfondimento sul Tempio della Pace, il complesso monumentale realizzato dall’imperatore Vespasiano tra il 71 e il 75 d.C., i cui resti sono visibili lungo via dei Fori Imperiali, all’altezza della Basilica dei Santi Cosma e Damiano. Sulla parete di fronte a te puoi osservare un disegno ricostruttivo dell’edificio, che ospitava al suo interno antichi capolavori di pittura e di scultura, raccolti da ogni parte del mondo. Durante gli scavi archeologici eseguiti nell’area sono state effettivamente ritrovate basi di statue, intere o in frammenti, tra cui quella esposta alla tua destra. Reca inciso il nome del bronzista ateniese Partenocle, vissuto nella seconda metà del III secolo a.C., che era l’autore della scultura sorretta dalla base. Ritorna nella sala centrale. Puoi ora assistere alla videoproiezione dedicata alle sculture frontonali greche riutilizzate nel tempio di Apollo Sosiano, posto di fronte al Teatro di Marcello. Se vuoi esplorare i modelli 3D usati nel video, puoi farlo attraverso la postazione interattiva qui accanto. Ti ricordo che le sculture originali sono esposte presso la Centrale Montemartini: ti invito ad andare a vederle dal vivo!
21. Frammenti della capigliatura di Teseo
Prima di proseguire, sosta ancora qualche minuto davanti alla teca con i frammenti della capigliatura in bronzo dorato di Teseo. Questa sorta di riporto tridimensionale era fissato al marmo tramite perni alloggiati in incassi rettangolari. L’effetto era sorprendente: la testa dell’eroe brillava come circondata da un’aura dorata, catturando l’attenzione anche a grande distanza. Per l’allestimento le ciocche superstiti sono state posizionate su una stampa 3D della testa di Teseo.
22. SEZIONE IV: Opere d’arte greca negli spazi privati
Non solo i monumenti pubblici, ma anche le dimore private potevano essere arricchite da opere d’arte di provenienza greca. Nella quarta sezione vengono presentate prima le sculture greche che decoravano gli horti, cioè i complessi residenziali immersi nel verde ai margini del centro di Roma, poi le sculture provenienti dalle grandi ville di età imperiale, situate per lo più nel suburbio. Queste opere permettono di ricostruire l’atmosfera raffinata e il gusto collezionistico che caratterizzavano le residenze dell’aristocrazia romana.
23. Frontone con la strage di Niobidi
La mostra è stata l’occasione per riunire alcune sculture frontonali provenienti dalla zona di Via Veneto, dove nell’antichità si estendevano gli Horti di Sallustio, dal nome di Gaio Sallustio Crispo, che fu uno dei proprietari della residenza. Le sculture affiancate sul lungo podio alla tua destra sono state ritrovate a breve distanza l’una dall’altra, ma oggi sono disperse tra Roma e Copenaghen. Rappresentavano il mito della strage dei figli di Niobe per mano delle frecce di Apollo e Artemide, intervenuti in difesa della madre Latona: delle due figure femminili una si accascia colpita alla schiena da un dardo, mentre l’altra (presente come calco) si dà alla fuga. Infine, il Niobide disteso era inserito come riempitivo nello spigolo sinistro del timpano.
24. Sala giardino
Entrando in questa sala avrai l’impressione di trovarti nel giardino di una ricca residenza romana. Le sculture ornamentali custodite in casa venivano spesso esposte all’aperto oppure lungo i porticati che circondavano i giardini interni delle domus. Qui le opere potevano essere collocate su piccoli pilastri o incastonate direttamente nelle pareti, integrandosi con le decorazioni pittoriche che rivestivano gli ambienti. Nella maggior parte dei casi si trattava di rilievi votivi, ma non mancavano monumenti funerari. È il caso, ad esempio, della lekythos marmorea, il grande vaso stretto e allungato esposto nella sala. Si tratta della monumentalizzazione di una forma ceramica impiegata nei rituali funerari, trasformata in segnacolo di sepolture. Se ti avvicini al vaso vedrai che sulle due figure principali sono incisi i nomi dei defunti cui il sepolcro apparteneva: Phanos è seduto su una sedia dall’alto schienale e Pausilla, in piedi davanti a lui, gli stringe la mano. Al centro della sala puoi osservare un monumentale leone marmoreo proveniente dai giardini di Mecenate, sull’Esquilino. Si tratta di uno dei tre leoni greci rinvenuti a Roma. Queste imponenti sculture erano spesso reimpiegate come elementi ornamentali per fontane, dove l’acqua poteva sgorgare attraverso un tubo inserito nella bocca.
25. Sculture dagli horti dell'Esquilino
Continuiamo il nostro percorso tra gli originali greci rinvenuti nelle residenze private della Roma antica. Ci troviamo ora nella sala che espone le opere provenienti dagli horti dell’Esquilino, in particolare dalle proprietà di Mecenate e di Elio Lamia. Sulla parete di sinistra sono affiancate alcune opere dei Musei Capitolini, tra cui la celebre stele di una fanciulla con la colomba. Accanto è esposto il grande rilievo votivo con i Dioscuri, uno dei più imponenti tra quelli giunti a Roma. Osservatelo: è sorprendentemente ben conservato. Al centro della scena compare Elena, nell’atto di compiere una libagione in onore dei due fratelli, seguita da un corteo di offerenti.
26. Gruppi dell'ephedrismos
I due gruppi che vedete uno accanto all’altro rappresentano rispettivamente due coppie di fanciulle impegnate nel gioco chiamato in greco ephedrismòs, cioè “montare a cavalcioni”. Il gioco consisteva nel tentare di abbattere una pietra collocata a una certa distanza, lanciando contro di essa altre pietre. Il vincitore veniva trasportato sulle spalle dal perdente, che così pagava una sorta di penitenza. Proprio la scena della punizione è stata utilizzata come tema per le sculture che decoravano gli spioventi del tetto di un edificio templare di Tegea, databile alla fine del IV secolo a.C. Le due sculture, separate in antico quando una fu prelavata dal suo contesto originario per essere trasformata in arredo da giardino, sono state riunite per la prima volta in occasione di questa mostra. Prima di lasciare la sala, fate ancora un giro attorno alla spina centrale. Qui sono raccolte sculture frammentarie provenienti dai depositi delle collezioni capitoline: si tratta di originali greci di altissima qualità, dei quali però non conosciamo la provenienza. In occasione della mostra queste opere sono state restaurate e studiate, e alcune vengono esposte al pubblico per la prima volta dalla loro scoperta.
27. Sala originali greci nelle ville di Età Imperiale
Il protagonista assoluto di questa sala, posto per questo al centro in una teca dedicata, è una testa di ariete a grandezza naturale, scolpita in marmo pentelico. In origine presentava gli occhi inseriti separatamente, dettaglio che ne accresceva il realismo. Nonostante il suo stato frammentario e i restauri cui è stata sottoposta, la raffinatezza dei dettagli e l’eleganza delle forme lasciano ancora oggi senza fiato. Si tratta di un oggetto da collezione rinvenuto nella villa dell’imperatore Lucio Vero, situata al V miglio della via Cassia, in località Acquatraversa. Questo reperto ci offre un’idea concreta degli oggetti preziosi e ricercati di cui amavano circondarsi gli imperatori romani.
28. Stele di Grottaferrata
Oltre alle residenze imperiali, anche le ville dell’aristocrazia romana custodivano preziosi tesori artistici. Un magnifico esempio è la stele sepolcrale attribuita a una villa del territorio di Frascati, collocata al centro della parete in fondo alla sala. L’opera raffigura un giovane seduto su uno sgabello, con il capo inclinato in avanti, mentre legge con concentrazione un volume che tiene sulle ginocchia. Sotto la seduta è accucciato un cane molosso, presenza affettuosa che aggiunge un tocco intimo alla scena. Notate la perfetta armonia compositiva: le linee morbide del corpo, l'elegante disposizione delle pieghe delle vesti, l’atteggiamento raccolto e silenzioso. Tutto concorre a creare un’immagine sospesa, quasi meditativa. Questa stele rappresenta uno dei risultati più alti della scultura funeraria di età classica.
29. Piccoli Niobidi
Provengono da un’altra villa romana, sempre nell’area di Frascati, tre sculture frammentarie conosciute convenzionalmente come Piccoli Niobidi, sebbene in realtà rappresentino un soggetto ancora ignoto. Sono tra le più piccole sculture frontonali greche oggi conosciute, testimonianza di originali di grande pregio riutilizzati in contesti residenziali romani.
30. SEZIONE V. Maestri greci al servizio di Roma
Ed eccoci giunti all’ultima sezione della mostra: in questa sala è esposta una selezione di opere realizzate da artisti greci appositamente per il mercato romano. Quando il numero di originali importati comincia a diminuire, mentre cresce la domanda, nascono botteghe attive ad Atene, a Delo e poi a Roma, specializzate nella produzione di sculture destinate alla ricca committenza locale. Le lettere che Cicerone indirizza all’amico Attico rivelano aneddoti e curiosità sul mercato dell’arte nel I secolo a.C., le sue dinamiche e i suoi protagonisti. Sappiamo, ad esempio, che committenti facoltosi come lo stesso Cicerone sceglievano con grande attenzione cosa acquistare e dove collocarlo, adattando ogni pezzo al contesto: statuette di atleti per decorare una palestra, ritratti di filosofi o letterati per abbellire una biblioteca. Alcune di queste statuette di piccolo formato sono esposte sulla parete a sinistra.
31. Statue di Pan
Confronta le due statuette gemelle provenienti da una villa nei pressi di Genzano, nei dintorni di Roma. Potresti quasi divertirti a giocare a “trova le differenze”: sono identiche nella forma, ma si distinguono per la qualità del marmo e per il contenuto dell’iscrizione incisa sul piccolo pilastro accanto alla gamba destra. In entrambe compare una scritta in greco con il nome: Markos Kossutios Kerdon. Tuttavia, nella statuetta di sinistra l’artista si definisce “schiavo liberato”, precisazione che non compare nell’iscrizione della statuetta sulla destra. Sei arrivato alla fine del percorso espositivo. Spero che questa visita sia stata un’esperienza piacevole e stimolante, e che le opere, le storie e i dettagli che hai incontrato lungo il cammino abbiano contribuito a soddisfare la tua curiosità. Se desideri proseguire la scoperta, ti invito a visitare anche la Centrale Montemartini, dove potrai ammirare le sculture frontali originali riutilizzate nel tempio di Apollo Sosiano. Grazie della tua presenza, e buon proseguimento nel tuo itinerario alla scoperta di Roma e della sua storia. Arrivederci!