Itinerario completo
Questo itinerario è dedicato al Museo Nazionale dell'Internamento e alla tragica storica degli internati italiani dopo l'armistizio dell'8 settembre.
Museo: Museo Nazionale dell'Internamento
La nascita e il valore del Museo
Questa sezione descrive la storia e l'allestimento del Museo.
Il Museo Nazionale dell’Internamento, adiacente al Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto, è stato inaugurato il 19 settembre 1965 dal Cardinale Giuseppe Beran, Arcivescovo di Praga, ex deportato, e dal Ministro della Repubblica Italiana Luigi Gui, ex partigiano. Tuttavia, il primo nucleo del Museo, promosso e realizzato dagli ex I.M.I., risale al 1953. L’Associazione Nazionale ex Internati (A.N.E.I.) ha voluto realizzare il Museo storico dell’Internamento, affidandolo in gestione alla Federazione provinciale di Padova, affinché le giovani generazioni potessero avvalersi di prove documentali sulla sorte degli italiani (internati militari, deportati politici e razziali) reclusi nei Lager nazisti. Le “prove” consistono in oggetti, documenti, disegni, fotografie, indumenti. Il materiale esposto non è molto, ma altamente significativo, perché dai reticolati dei Lager non si riportarono che divise a brandelli e qualche raro oggetto di forzoso artigianato. Non vi è nulla di superfluo, nulla che non dica qualcosa dei soprusi subiti. Il Museo ha come scopo principale quello di non far dimenticare il calvario di uomini e donne che, nel settembre 1943, rifiutando ogni forma di collaborazione con la Repubblica Sociale Italiana e con il Reich nazista, hanno compiuto il primo atto di una Resistenza che doveva poi divampare in tutta Italia. Il Museo si compone di tre sale: la Sala della Storia, la Sala della Memoria e la Sala polivalente, che occupano una superficie di 600 mq. Nella Sala della Storia trovano posto: il grande plastico del Lager militare di Sandbostel in Germania (in foto); alcune vetrine contenenti vari cimeli: oggetti di uso quotidiano come le gavette, le posate, il “bilancino della fame” (con il quale nelle baracche i militari Italiani si dividevano il poco cibo disponibile), il rasoio, le gallette, il pane nero, vestiario; le radio clandestine (che erano costruite con mezzi di fortuna), tra cui la famosa “Caterina” del Lager di Sandbostel. Per mezzo di pannelli corredati da fotografie e didascalie si documentano le vicende storiche originate dalle ideologie fascista e nazista, che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Attraverso l’esposizione di alcuni drammatici episodi del conflitto, si giunge al fatidico 8 settembre 1943, data funesta per l’Italia, perché la proclamazione dell’armistizio con gli anglo-americani causò l’occupazione, da parte tedesca, di gran parte della nostra penisola e con la cattura di circa 810.000 soldati italiani. Nella Sala della Memoria le vetrine espositive contengono numerosi documenti originali relativi all’internamento (donati da ex Internati o loro familiari): diari, corrispondenza, fotografie, documenti di riconoscimento e piastrine di identificazione; brandelli di bandiere custodite gelosamente nei Lager; la Madonnina di Wietzendorf realizzata dagli Internati Militari Italiani con il fango del Campo di prigionia; il presepe di Elbing, ritagliato dalle gavette di alluminio nel Natale del 1943. Due teche in vetro custodiscono le divise e gli oggetti personali di don Giovanni Fortin e di Luigi Bozzato, entrambi deportati nel Lager di Dachau e propiziatori, assieme agli ex I.M.I., del Museo Nazionale dell’Internamento. Al termine della Sala, il “Sacello” che accoglie piccole urne contenenti la terra di alcuni dei più atroci Campi di sterminio nazista: Bergen Belsen, Buchenwald, Dachau, Mauthausen. L’eroica resistenza nei Lager degli I.M.I. viene documentata attraverso le fotografie realizzate clandestinamente dal Ten. Vittorio Vialli nel periodo dell’internamento. Alle foto si aggiungono 18 tavole pittoriche dell’ex I.M.I. Ludovico Lisi che descrivono gli avvenimenti relativi alla deportazione, all’internamento e alla vita quotidiana nei Campi di prigionia. Altri pannelli illustrano le vicende relative alla deportazione politica e razziale dall’Italia. La Sala polivalente, intitolata al sen. Paride Piasenti (ex I.M.I. e primo Presidente dell’A.N.E.I.), con una capienza di 99 posti a sedere, viene utilizzata per diversi eventi di carattere culturale. Sono inoltre presenti: una Biblioteca specializzata sul tema dell’internamento, un Archivio documentale ed una Quadreria. Sul piazzale interno del Museo è collocato un vagone merci uguale a quelli che hanno trasportato gli “uomini” nei Lager.
Il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto
Questa sezione spiega il valore del Tempio Nazionale dell'Internato Ignoto
Nel lungo viale che conduce al Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto sono collocati trenta cippi in trachite con incisi nomi di persone, di luoghi e di Lager testimoni di drammatiche vicende. Il Tempio, inaugurato il 3 settembre 1955, vuole ricordare il sacrificio di tutti i deportati e degli internati militari nei Campi di concentramento tedeschi. Si accede al pronao (o atrio) attraverso tre cancelli di ferro battuto, a forma di filo spinato. All’interno sono collocate sulle due pareti otto grandi lapidi di marmo color amaranto che ricordano alcuni Campi di internamento: Czestokowa, Buchenwald, Dachau, Mauthausen, Wietzendorf, Fullen, Zeithain, Beniaminowo; quasi tremila piccole lapidi con incisi i nomi dei prigionieri e dei morti nei Lager nazisti contornano le due cappelle e l’atrio. Nella cappella di sinistra si trova la tomba dell’Internato Ignoto, che custodisce le spoglie di un Internato prelevate da una fossa comune di Colonia (Germania) e collocate prima sull’Altare della Patria a Roma e poi trasferite solennemente a Padova nel 1953, come testimonianza e simbolo dei morti nei Campi di concentramento. Il sarcofago è sormontato da una scultura in cotto denominata “Cristo morto” di Mirko Vucetich. Nella cappella di destra si trova la salma di don Giovanni Fortin, assieme a quella di alcuni I.M.I. morti nei Lager. Il Tempio è in stile romanico, a forma di croce latina, molto sobrio e disadorno, come si conviene ad un Tempio-Ossario; tre navate, divise da belle colonne di marmo di Verona, offrono una panoramica della sua maestosità, volta tutta a valorizzare il grande Crocefisso absidale. Il Tempio è riconosciuto come Sacrario-Ossario dallo Stato Italiano. La bandiera italiana, simbolo della Patria, sventola su un pennone alla cui base è inciso il motto dell’A.N.E.I.: “Mai più reticolati nel mondo“. All’interno del Tempio nella navata sinistra si innalzano due altari. Il 1° altare è dedicato a san Massimiliano Kolbe, patrono di tutti i prigionieri (con dipinto del pittore fiorentino ex internato Pietro Ricci). Il frate francescano, nato nel 1894 a Zdunska Wola, nella Polonia occupata dalla Russia, si è offerto spontaneamente alla morte per sostituire un padre di famiglia destinato al “bunker della fame” nel Campo di concentramento di Auschwitz. Nel 2° altare c’è il gruppo scultoreo della “Pietà”, opera di Mirko Vucetich, realizzato grazie ad una sottoscrizione popolare in ricordo della principessa Mafalda di Savoia, figlia secondogenita del re Vittorio Emanuele III, perita a Buchenwald. L’immagine della Madonna che abbraccia Gesù rappresenta l’omaggio a tutte le madri colpite dalla perdita di un proprio caro. Nell’abside, il grande Crocefisso che sovrasta l’altare maggiore è una pittura su legno realizzata da Mirko Vucetich, artista veronese di origine dalmata. L’opera, fortemente simbolica, è una trasposizione della drammatica vicenda dei deportati nei Lager. Il perizoma che circonda la parte inguinale del Cristo rappresenta le divise rigate degli internati; sul lato destro, guardando proprio all’altezza dell’anca, c’è un piccolo triangolo rosso come quello che i deportati politici portavano sulla casacca. Il pittore ha voluto ricordare come anche Gesù sia stato condannato per un “reato” politico, ossia per aver “attentato” alla sovranità di Roma. Ai piedi della Croce è rappresentato un atto di misericordia: un sacerdote cristiano con la stola e l’abito del prigioniero raccoglie con le mani il sangue di Cristo e lo riversa sul capo, coperto dall’elmetto, di un soldato tedesco; l’uomo sulla destra, un ebreo riconoscibile dal distintivo giallo con la stella di Davide, poggia una mano sulla spalla del soldato nazista, mentre con l’altra si copre il volto. Sulla navata destra, si trova l’altare in onore di Edith Stein, filosofa carmelitana tedesca uccisa ad Auschwitz perché di origine ebraica. Ai lati dell’altare sono collocate due grandi lapidi con le urne di 185 italiani, esumati dal riquadro militare del cimitero di Most (Repubblica Ceca) e portati in Patria. “Ricordare, imparare, non odiare”: queste parole, marcate su una vetrata del sacello dell’Internato Ignoto, riassumono tutto il significato del Tempio, riflesso di una memoria storica ed occasione di riflessione sulla sofferenza di tanti uomini e donne caduti nei Campi di concentramento nazisti; pur oppressi dalla fame, dal lavoro, dalle malattie e dalle torture, hanno avuto la forza di dire “NO!”.
Il Giardino dei Giusti
Questa ultima sezione si sofferma sul valore simbolico ricoperto dal Giardino dei Giusti.
Dal 5 ottobre 2008, la città di Padova, attuando un progetto avviato nel novembre del 1999, ospita un Giardino in cui si onorano i Giusti di tutti i Genocidi a partire dal XX secolo. A differenza degli altri Giardini dove si commemorano i Giusti legati a uno specifico genocidio (Shoah a Gerusalemme, genocidio armeno a Erevan, bosniaco a Sarajevo), Padova ha voluto creare una Casa che ricordi le persone che, nelle varie parti del mondo, si sono opposte ai genocidi. Il Giardino si trova in località Terranegra, di fronte all’area in cui sorgono il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto ed il Museo Nazionale dell’Internamento. Nello Statuto del Giardino dei Giusti del Mondo si assumono le seguenti definizioni: Con il nome di Giusti si intendono: «Persone esemplari che, dovendo sottostare a condizioni di patente ed imperante ingiustizia ed operando in qualsiasi schieramento, si sono attivate, anche con rischio della vita, per contrastare un genocidio in atto o la cultura del genocidio, con l’intento di vanificarne, anche in parte, gli effetti. Il Giusto si è adoperato in modo concreto per la salvezza dei perseguitati o è intervenuto a favore della verità storica contro i tentativi di giustificare il genocidio o di occultare le tracce dei misfatti e le responsabilità dei carnefici». Per Genocidio si intende: «L’intenzionale e sistematica soppressione di un gruppo nazionale, etnico o religioso in quanto tale, senza alcun reale riferimento a ciò che i suoi membri fanno o pensano. Prova evidente di un piano genocidario è l’intenzionale e sistematica soppressione dei bambini, gli innocenti per antonomasia».
Museo Nazionale dell'Internamento
Itinerario completo
Lingua dell'itinerario:

La nascita e il valore del Museo
Il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto

Il Giardino dei Giusti
Itinerario completo
Museo Nazionale dell'Internamento
Questo itinerario è dedicato al Museo Nazionale dell'Internamento e alla tragica storica degli internati italiani dopo l'armistizio dell'8 settembre.
Lingua dell'itinerario:
Percorso di visita

La nascita e il valore del Museo
Il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto

Il Giardino dei Giusti
Museo Nazionale dell'Internamento
Itinerario completo
Lingua dell'itinerario:

La nascita e il valore del Museo
Il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto

Il Giardino dei Giusti