Il Papa Guerriero – La Basilica ai Tempi di Giulio II
La Basilica raccontata dal suo costruttore, il papa Giulio II
Museo: Basilica di San Pietro
Attenzione: possibile variazione percorso di visita
Benvenuti alla Basilica di San Pietro, cuore spirituale della cristianità e simbolo universale della fede cattolica. Questo itinerario vi accompagnerà alla scoperta della sua storia, della sua architettura maestosa e delle opere d’arte che ne fanno uno dei luoghi più visitati al mondo. Si ricorda che, in occasione dell’Anno Giubilare, l’accesso ad alcune aree potrebbe subire variazioni o limitazioni temporanee. Vi consigliamo di verificare eventuali aggiornamenti presso i punti informativi ufficiali o sul sito del Vaticano, per pianificare al meglio la vostra visita.
Benvenuti!
Benvenuti!
Benvenuti, fedeli e curiosi! Io sono Giulio II, della nobile famiglia Della Rovere, successore di Pietro e Vicario di Cristo in terra. Vi accolgo in questo Anno Santo del 2025, come un tempo accolsi pellegrini e principi nella mia Roma. Ciò che vedete oggi intorno a voi è il frutto di una visione che nacque nella mia mente più di cinquecento anni fa, quando decisi di abbattere l'antica basilica costantiniana per erigere il tempio più grande che la cristianità avesse mai visto! La vecchia basilica era ormai fatiscente, inclinata e minacciava di crollare. Non potevo permettere che la tomba dell'Apostolo Pietro giacesse in un edificio indegno della sua grandezza. In verità, non ho mai avuto paura di osare. Chi mi conosceva mi chiamava "il Papa terribile" o "il Papa guerriero", perché non esitavo a indossare l'armatura e guidare personalmente le mie truppe quando necessario. Portai la stessa determinazione nella ricostruzione di questa basilica. Il 18 aprile 1506, giorno della posa della prima pietra, fu uno dei momenti più solenni del mio pontificato. Quel giorno iniziò un'impresa che sarebbe durata ben oltre la mia vita terrena. Se avete domande durante questa visita, potete attivare in qualsiasi momento una guida turistica virtuale basata su intelligenza artificiale, che vi fornirà ulteriori dettagli su quanto vi mostrerò. Ora, alziamo lo sguardo verso il cielo di questa piazza e ammiriamo la maestosa cupola che domina Roma. Avviciniamoci e iniziamo il nostro percorso.
La Piazza e il Colonnato
La Piazza e il Colonnato
Quando ideai la nuova basilica, non immaginavo questo magnifico colonnato che ora vi accoglie. Il mio architetto preferito, Donato Bramante, aveva disegnato un progetto a pianta centrale, perfettamente simmetrica, simbolo della perfezione divina. Ma dopo la mia dipartita, il progetto fu modificato più volte. Quello che vedete oggi è opera di Gian Lorenzo Bernini, che oltre un secolo dopo creò questo abbraccio di colonne per accogliere i fedeli. Il colonnato rappresenta le braccia della Chiesa che accoglie i suoi figli. Guardate la pavimentazione: notate i cerchi di pietra? Ponetevi al centro di uno di essi e osservate: le quattro file di colonne appariranno come una sola! È un gioco prospettico che solo un genio poteva concepire. Lo sapevate che queste 284 colonne sostengono 140 statue di santi? Volevo che i fedeli sentissero la presenza dei beati già entrando nella piazza. Al centro svetta l'obelisco che Caligola portò dall'Egitto. Ai miei tempi si trovava nel circo di Nerone, poco distante. Fu il mio successore Sisto V a farlo spostare qui, con un'operazione talmente rischiosa che fu imposto il silenzio assoluto a tutti gli operai durante il sollevamento. Quando le corde cominciarono a cedere per il calore, un marinaio gridò "Acqua alle corde!" salvando l'operazione. Invece di punirlo per aver infranto l'ordine, Sisto V gli concesse il privilegio di fornire le palme per la domenica delle Palme. Camminiamo ora verso la facciata della basilica. Notate come man mano che vi avvicinate, la cupola sembra nascondersi? Questo è uno degli effetti non previsti della facciata aggiunta successivamente da Carlo Maderno. Seguitemi verso l'ingresso maestoso.
La Facciata e l'Atrio
La Facciata e l'Atrio
Questa facciata non faceva parte dei miei piani originali. Il mio Bramante aveva progettato una chiesa a pianta centrale, coronata dalla grande cupola. Dopo la mia morte e la sua, il progetto passò in mano a Raffaello, poi ad Antonio da Sangallo, e infine al divino Michelangelo, che tornò in parte all'idea originale di Bramante. Ma quando Paolo V Borghese divenne pontefice, decise di allungare la navata e commissionò questa facciata a Carlo Maderno. La facciata è ampia 114 metri e alta 47, ed è ornata con le statue di Cristo, Giovanni Battista e undici apostoli (manca solo Pietro, perché lui è all'interno). Quella grande loggia centrale è la "Loggia delle Benedizioni", da dove il Papa impartisce la benedizione Urbi et Orbi nei giorni solenni. Eentriamo ora nell'atrio, o nartece. Guardate in alto: i ricchi stucchi dorati narrano storie di pontefici e santi. E là, all'estremità destra, vedete la statua equestre di Carlo Magno, mentre a sinistra c'è Costantino. Due imperatori che hanno segnato la storia della Chiesa. Vi rivelo un aneddoto: quando decisi di ricostruire la basilica, molti cardinali si opposero con veemenza. Consideravano un sacrilegio abbattere la venerabile chiesa costantiniana. Li affrontai con la mia consueta irruenza, sbattendo il bastone sul tavolo e dichiarando: "Io sono Papa e farò ciò che voglio!". Nessuno osò più contraddirmi. D'altronde, chi avrebbe osato sfidare un Papa che guidava personalmente i suoi eserciti? Osservate ora la Porta Santa, all'estrema destra. È quella che viene aperta solo durante gli Anni Santi come questo. Avviciniamoci ad essa per il nostro prossimo punto.
La Porta Santa
La Porta Santa
Eccoci davanti alla Porta Santa, che durante questo Giubileo è aperta per accogliere i pellegrini che cercano l'indulgenza plenaria. Ai miei tempi, il rituale dell'apertura della Porta Santa non era ancora consolidato come lo conoscete oggi. Fu il mio successore Alessandro VI a introdurre per la prima volta l'apertura di porte sante nelle basiliche maggiori durante il Giubileo del 1500. Questa porta rappresenta Cristo stesso, che disse: "Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato". Il passaggio attraverso di essa simboleggia il passaggio dal peccato alla grazia. Le formelle in bronzo che la decorano rappresentano scene di misericordia e redenzione. Durante la cerimonia di apertura, il Pontefice bussa tre volte con un martello d'argento, poi la porta viene rimossa. I frammenti di essa erano un tempo considerati reliquie preziose, tanto che i fedeli si accalcavano per raccoglierli. Per questo motivo, oggi la porta viene semplicemente aperta, non più abbattuta. Vi confesso che non ero particolarmente interessato a questi rituali simbolici. Ero un uomo d'azione! Preferivo creare bellezza tangibile e potenza visibile. Questo è il motivo per cui chiamai a Roma i più grandi artisti del mio tempo: Bramante, Michelangelo, Raffaello. Volevo che la casa di Dio fosse incomparabile! Una curiosità: vedete quei segni sulla cornice di marmo? Durante il Giubileo del 1975, un esaltato cercò di entrare nella basilica con un piccone danneggiando la porta. I segni furono lasciati come monito e ricordo. Ora, varchiamo la soglia e entriamo nella navata principale. Lasciatevi travolgere dalla maestosità dello spazio che si apre davanti a voi. Seguitemi all'interno.
La Navata Centrale
La Navata Centrale
Eccoci nella navata principale, il cuore pulsante della mia visione. Sebbene quello che vedete non sia esattamente ciò che avevo progettato con Bramante, l'effetto è comunque stupefacente, non trovate? Originariamente, volevamo una chiesa a pianta centrale, perfetta come Dio. Ma dopo la mia dipartita terrena, si optò per questa navata longitudinale, più adatta alle processioni e alle grandi celebrazioni. Guardate in alto e ammirate le dimensioni: il soffitto si eleva a 46 metri, ornato di stucchi dorati e cassettonato in modo magnifico. Se osservate il pavimento, noterete delle iscrizioni che indicano la lunghezza di altre grandi chiese del mondo, tutte inferiori a San Pietro! Volevo infatti che questa basilica superasse in grandezza ogni altra costruzione sacra. Le dimensioni sono talmente vaste che è difficile percepirle correttamente. Guardate quei putti che reggono le acquasantiere: sembrano bambini normali, vero? Avvicinatevi e scoprirete che sono alti come un uomo adulto! Tutto qui è stato progettato per impressionare e suscitare meraviglia, per far sentire l'uomo piccolo davanti alla grandezza di Dio. C'è un aneddoto che racconta di un ambasciatore straniero che, entrando per la prima volta in basilica, esclamò stupito: "Questa è opera di giganti o di demoni!". Gli risposi: "No, è opera di uomini guidati da Dio". Ero convinto che la bellezza e la grandiosità potessero elevare lo spirito umano verso il divino. Avanziamo ora verso il centro della basilica, dove si innalza la cupola e si trova la Confessione, il punto dove riposa il corpo dell'apostolo Pietro. Vedete quei medaglioni a mosaico lungo le pareti? Raffigurano tutti i pontefici, da Pietro fino al Papa attuale. Il mio ritratto è là, tra i miei predecessori e successori, testimonianza visiva della continuità apostolica. Procedete ora con me verso il centro, dove si erge il magnifico baldacchino del Bernini, un'aggiunta posteriore al mio tempo, ma certamente degna della grandiosità che avevo immaginato per questo luogo sacro.
Il Baldacchino del Bernini
Il Baldacchino del Bernini
Ecco il maestoso baldacchino del Bernini, alto quasi 30 metri! Sebbene sia stato realizzato più di un secolo dopo il mio pontificato, questa straordinaria opera incarna perfettamente la magnificenza che desideravo per la basilica. Gian Lorenzo Bernini lo completò nel 1633 sotto papa Urbano VIII Barberini, le cui api araldiche potete vedere decorate sui pilastri. Il baldacchino segna il punto esatto sopra la tomba dell'apostolo Pietro e sotto la cupola. È formato da quattro colonne tortili in bronzo che sostengono un baldacchino con angeli e putti. Lo sapevate che per fondere questo bronzo fu utilizzato il metallo prelevato dal Pantheon? Questo suscitò la famosa battuta: "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini). Le colonne sono ispirate a quelle dell'antico tempio di Salomone e alle colonne della basilica costantiniana. Guardate attentamente: sui fusti delle colonne sono scolpite foglie d'alloro tra cui si arrampicano piccole lucertole, simbolo della resurrezione. Come le lucertole perdono e ricrescono la coda, così Cristo è risorto dopo la morte. Vi confesso che sarei rimasto stupefatto di fronte a quest'opera. Io e Bramante avevamo immaginato un grande ciborio, ma nulla di così audace e teatrale. Eppure, l'effetto è proprio quello che cercavo: guidare lo sguardo del fedele verso l'alto, verso Dio. Una curiosità: durante la costruzione, Bernini affrontò un problema strutturale significativo. Le enormi colonne rischiavano di crollare sotto il peso della copertura. La soluzione fu brillante: inserì all'interno delle colonne un'anima in ferro che ne garantisse la stabilità, nascosta perfettamente all'occhio del visitatore. Ora, guardate oltre il baldacchino, verso il fondo dell'abside. Vedete quella cattedra dorata sostenuta dai quattro Dottori della Chiesa? È la Cattedra di San Pietro, altro capolavoro del Bernini. Ma prima di dirigerci là, voltiamoci verso la navata destra. Voglio mostrarvi la mia tomba, che ha una storia piuttosto travagliata e testimonia il mio rapporto speciale con Michelangelo.
La Tomba di Giulio II e il Mosè
La Tomba di Giulio II e il Mosè
Cari visitatori, ora ci spostiamo per osservare uno dei più grandi rimpianti della mia vita terrena: la mia tomba. Quello che avevo commissionato a Michelangelo doveva essere un monumento colossale, un mausoleo con oltre quaranta statue a grandezza naturale che doveva trovarsi proprio sotto la cupola di San Pietro. Sarebbe stato il più grandioso monumento funebre mai realizzato! Ma, come spesso accade con i progetti ambiziosi, le circostanze cambiarono. Dopo la mia morte, i miei eredi ridimensionarono drasticamente il progetto. E così, invece della magnifica tomba che avevo immaginato, i miei resti riposano in un monumento molto più modesto nella chiesa di San Pietro in Vincoli, non qui in basilica. La parte più straordinaria che Michelangelo riuscì a completare è la statua del Mosè, che presenta il legislatore biblico con le corna di luce sul capo (frutto di un errore di traduzione dall'ebraico) e con un'espressione di terribile potenza. Si dice che, una volta completata la statua, Michelangelo la colpì con il martello esclamando: "Perché non parli?", tanto era soddisfatto della vitalità che era riuscito a infonderle. Il nostro rapporto non fu sempre facile. Michelangelo era testardo quanto me, e ci scontrammo più volte. Una volta fuggì da Roma perché non gli avevo dato udienza, e dovetti mandare tre corrieri a richiamarlo! Ma riconoscevo il suo genio senza pari, e fu per questo che, nonostante le nostre discussioni, gli affidai anche la pittura della volta della Cappella Sistina. Un aneddoto curioso: quando Michelangelo stava lavorando al Mosè, venne a sapere che io ero andato a vedere l'opera in sua assenza. Per dispetto, coprì la statua e si rifiutò di mostrarmi i progressi per settimane! Solo io potevo tollerare un simile comportamento da un artista, poiché comprendevo che il genio ha le sue bizzarrie. Ora, torniamo nella navata principale e dirigiamoci verso la prima cappella sulla destra, dove si trova un'altra opera straordinaria di Michelangelo: la Pietà, scolpita quando egli era appena ventiquattrenne.
La Pietà di Michelangelo
La Pietà di Michelangelo
Eccoci davanti alla Pietà, un'opera che Michelangelo scolpì quando aveva solo 24 anni, prima del mio pontificato. È l'unica opera che l'artista firmò mai. Osservate qui, sulla fascia che attraversa il petto della Madonna: "MICHAELA[N]GELVS BONAROTVS FLORENT[INVS] FACIEBAT". Si narra che Michelangelo, ascoltando alcuni visitatori che attribuivano l'opera ad altri scultori, si introdusse di notte nella basilica per incidere il suo nome. Guardate la perfezione tecnica di questo marmo: la morbidezza dei panneggi, l'espressione serena di Maria, il corpo rilassato di Cristo. La Vergine appare stranamente giovane rispetto al figlio trentenne. Quando Michelangelo fu interrogato su questa incongruenza, rispose: "Non sapete che le donne caste mantengono a lungo la loro freschezza? Quanto più una vergine in cui non è mai sorto il minimo desiderio lascivo che alterasse il suo corpo?" Durante il mio pontificato, ho avuto numerosi scontri con Michelangelo, ma non ho mai dubitato del suo genio. Inizialmente lo chiamai a Roma per la mia tomba, ma poi lo costrinsi a dipingere la volta della Cappella Sistina, compito che accettò controvoglia. Si lamentava sempre di essere scultore, non pittore. Eppure, quale meraviglia creò! Nel 1972, questa statua fu gravemente danneggiata da un uomo mentalmente disturbato che la colpì con un martello gridando di essere Gesù Cristo. Da allora, è protetta da un vetro antiproiettile. Una curiosità: durante il restauro, fu scoperta una "M" incisa sul palmo della Madonna, la cui interpretazione rimane misteriosa. Da qui, se guardate in alto, potete scorgere la maestosa cupola, il cui progetto originale fu concepito da Michelangelo, sebbene completata solo dopo la sua morte. Dirigiamoci ora verso il transetto, da dove potremo ammirarla meglio e comprendere la genialità della sua concezione.
La Cupola di Michelangelo
La Cupola di Michelangelo
Alzate lo sguardo, amici miei, e contemplate la maestosa cupola, una delle più grandi del mondo! Quando io e Bramante iniziammo a progettare la nuova basilica, sognavamo una cupola che rivaleggiasse con quella del Pantheon e del Duomo di Firenze. Volevamo che dominasse Roma e fosse visibile da miglia di distanza. Ma né io né Bramante vivemmo abbastanza per vedere realizzata questa visione. Fu Michelangelo, ormai settantenne, a riprendere il progetto della cupola nel 1547, ben oltre trent'anni dopo la mia morte. Egli creò un modello in legno che ancora oggi è conservato nel museo della basilica. La cupola, tuttavia, fu completata solo nel 1590 da Giacomo della Porta, che modificò leggermente il progetto originale rendendola più slanciata. La cupola si eleva a 136 metri dal pavimento della basilica, con un diametro di 42 metri. È sostenuta da quattro massicci pilastri, ciascuno con una nicchia dove sono collocate statue dei santi: Longino, Elena, Veronica e Andrea. All'interno dei pilastri ci sono scale a chiocciola che permettono l'accesso alla cupola stessa. C'è un aneddoto affascinante legato alla costruzione della cupola. Durante i lavori, gli operai si fermavano ogni volta che le campane della città suonavano l'Angelus. Una volta, un carpentiere cadde dalla vertiginosa altezza. Mentre precipitava, invocò la Madonna, e miracolosamente rimbalzò su un cumulo di sabbia, sopravvivendo con solo qualche contusione. In segno di gratitudine, donò un ex-voto che è ancora visibile nelle Grotte Vaticane. Se osservate attentamente la base interna della cupola, noterete un'iscrizione in lettere dorate su sfondo blu: "TU ES PETRUS ET SUPER HANC PETRAM AEDIFICABO ECCLESIAM MEAM ET TIBI DABO CLAVES REGNI CAELORUM" (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del regno dei cieli). È un chiaro riferimento all'apostolo sul cui sepolcro sorge questa basilica. Ora, se mi seguite, scenderemo alle Grotte Vaticane, dove potremo vedere i resti dell'antica basilica costantiniana e le tombe di numerosi pontefici, inclusa la mia modesta sepoltura temporanea prima che fossi trasferito a San Pietro in Vincoli.
Le Grotte Vaticane
Le Grotte Vaticane
Siamo ora nelle Grotte Vaticane, lo spazio tra il pavimento dell'attuale basilica e quello dell'antica chiesa costantiniana. Qui si respira la storia millenaria della Chiesa. Quando ordinai la demolizione della vecchia basilica, insistetti affinché il livello del pavimento fosse mantenuto lo stesso, per non disturbare le numerose tombe di pontefici e personaggi illustri che vi erano sepolti. In queste grotte riposano le spoglie di molti dei miei predecessori e successori. Notate come, nonostante il potere temporale che esercitammo in vita, la morte ci ha resi tutti uguali. Anche io fui sepolto qui temporaneamente, prima che il mio corpo fosse trasferito nella tomba preparata da Michelangelo in San Pietro in Vincoli. Osservate questi frammenti di affreschi e mosaici: sono ciò che resta della decorazione dell'antica basilica. Alcuni risalgono addirittura al IV secolo, all'epoca di Costantino. Quando diedi l'ordine di demolire la vecchia chiesa, molti mi accusarono di sacrilegio. Il cardinale Caraffa, che poi divenne Papa Paolo IV, fu tra i più accaniti oppositori. "Come potete distruggere un luogo così santo?", mi chiedeva. Io rispondevo: "Non lo distruggo, lo rinnovo per renderlo ancora più glorioso". Una curiosità: durante i lavori di demolizione, furono rinvenute numerose antiche sepolture pagane, poiché l'area era precedentemente occupata da una necropoli romana. Tra queste, venne alla luce un sarcofago in porfido che si pensava contenesse i resti dell'imperatore Ottone II. Lo usai per la mia sepoltura temporanea, dimostrando come nella morte si possano unire epoche diverse. Guardate là, quella porta conduce alla Confessione, il punto esatto dove si trova la tomba dell'Apostolo Pietro. La tradizione narra che l'imperatore Costantino, quando decise di edificare la prima basilica, fece costruire un monumento a forma di edicola, chiamato "trofeo", direttamente sopra la tomba dell'apostolo. Gli scavi archeologici del secolo scorso hanno confermato l'antichità di queste sepolture. Seguiamo ora questa galleria che ci condurrà nuovamente verso l'alto, per vedere da vicino la Confessione e l'altare papale, il culmine spirituale di questa basilica.
La Tomba di San Pietro e la Confessione
La Tomba di San Pietro e la Confessione
Eccoci finalmente giunti al cuore spirituale di tutta la basilica: la Confessione e l'altare papale, posti direttamente sopra la tomba dell'apostolo Pietro. Tutto ciò che ho fatto costruire, tutta la magnificenza che ci circonda, ha un solo scopo: onorare il primo vescovo di Roma, colui al quale Cristo stesso affidò le chiavi del Regno dei Cieli. Questa "confessione" (dal latino "confessio", confessione di fede) è il punto dove i pellegrini da secoli vengono a pregare vicino alle reliquie dell'apostolo. La balaustra è circondata da 89 lampade sempre accese, simbolo della fede perpetua della Chiesa. Quando ordinai la costruzione della nuova basilica, la mia principale preoccupazione fu di preservare questo luogo sacro. Nel 1939, Papa Pio XII autorizzò degli scavi archeologici sotto l'altare papale. Quello che fu scoperto confermò la tradizione: una necropoli romana, e in un punto particolare, un'antica edicola commemorativa risalente al II secolo, esattamente dove la tradizione collocava la tomba di Pietro. Nel 1968 furono identificati resti umani compatibili con quelli di un uomo robusto di età avanzata. Papa Paolo VI annunciò che erano state ritrovate le reliquie di San Pietro "in modo che possiamo considerare provato". Un aneddoto che pochi conoscono: quando iniziarono i lavori per la nuova basilica, il vecchio altare papale doveva essere smantellato. Io ordinai personalmente che ogni pietra fosse numerata e catalogata, in modo che potesse essere ricostruito esattamente come era stato per secoli. Tale era il mio rispetto per la tradizione, nonostante la mia fama di innovatore. Sopra la Confessione si erge l'altare papale, sormontato dal baldacchino del Bernini che abbiamo già ammirato. Solo il Papa può celebrare messa su questo altare, salvo speciale permesso. Da qui, il Pontefice si rivolge all'assemblea guardando a occidente, come nella tradizione delle antiche basiliche romane. Amici miei, la nostra visita volge al termine. Abbiamo percorso insieme la storia di questa basilica, dalla sua concezione fino alla sua realizzazione definitiva, ben oltre il mio tempo terreno. Spero che abbiate compreso non solo la grandiosità architettonica di questo luogo, ma anche il suo profondo significato spirituale.
Conclusione e commiato
Conclusione e commiato
Siamo giunti al termine del nostro percorso insieme. La basilica che vedete oggi è il risultato di oltre un secolo di lavori e dell'ingegno di molteplici artisti e architetti. Il mio sogno si è evoluto attraverso le mani di Bramante, Raffaello, Michelangelo, Maderno, Bernini e molti altri. Ognuno ha aggiunto il proprio tocco, ma l'essenza è rimasta quella che io e Bramante avevamo immaginato: un tempio monumentale degno del principe degli apostoli. Quando iniziai questa impresa nel 1506, sapevo che non l'avrei vista completata. Eppure, come i grandi costruttori di cattedrali medievali, ero certo che il mio nome sarebbe rimasto legato a questa opera colossale. Non era vanità -- o forse un po' sì -- ma principalmente era il desiderio di lasciare un segno indelebile della grandezza della Chiesa e della fede. Durante il mio pontificato, ho combattuto molte battaglie, ho conquistato territori, ho commissionato opere d'arte straordinarie, ma nulla eguaglia l'importanza di questa basilica. Mentre le conquiste territoriali sono svanite, questo edificio continua a ispirare milioni di pellegrini ogni anno. Vi lascio con un pensiero: osservate ancora una volta lo spazio che vi circonda, sentite la presenza di secoli di storia e di fede. In un'epoca di cambiamenti rapidi come la vostra, luoghi come questo ci ricordano che alcune cose trascendono il tempo. Se avete ulteriori domande o curiosità, ricordate che potete attivare in qualsiasi momento la guida turistica virtuale basata su intelligenza artificiale. Vi accompagnerà con approfondimenti e dettagli che forse io stesso, con la mia conoscenza limitata al mio tempo, non potrei fornirvi. Io, Giulio II, vi saluto. Che Dio vi benedica e che l'esempio dell'apostolo Pietro vi guidi nel vostro cammino di fede.