Itinerario introduttivo
Questo itinerario introduce il visitatore all'interno della mostra attraverso un'analisi chiara e completa del suo curatore, il Dottor Antonio Calbi
Museo: Mostra Teatralità - Architettura per la meraviglia
Introduzione alla mostra con il curatore
Entrare per la prima volta al Teatro Olimpico di Vicenza, al Teatro alla Scala di Milano o al San Carlo di Napoli, produce lo stesso stupore che si accende al nostro ingresso a San Pietro a Roma, a San Marco a Venezia o in una grande moschea come Santa Sofia a Istanbul. La stessa meraviglia suscita la grandeur della reggia dei Borbone a Caserta o quella dei Savoia a Venaria, anch’esse “spazi in scena”, esempi di come l’architettura abbia sempre reinventato lo spazio, assolvendo a funzioni pratiche e allo stesso tempo simboliche e di rappresentanza. Patrizia Mussa ha affinato nel tempo il suo occhio di fotografa e allo stesso tempo la sua tecnica e la sua poetica e oggi approda a una maturità espressiva che ha pochi eguali sulla scena internazionale. Abbiamo concepito la mostra Teatralità - Architettura per la meraviglia per condividere il viaggio che da alcuni anni Patrizia Mussa e chi scrive andiamo compiendo fra i teatri italiani e le architetture più spettacolari di palazzi principeschi e chiese. Mussa coglie col suo delicato occhio e in punta di obiettivo fotografico i volumi interni o esterni che ha davanti, li imprime poi su carta cotone e poi nuovamente vi interviene con il ritocco a pastello. Le opere prodotte in questa ricerca sono pure epifanie visuali, sorprendenti impressionismi bidimensionali di architetture tridimensionali, nei quali paiono fondersi i cromatismi di Canaletto e Guardi e le trame sottili del disegno di Piranesi, con un pizzico di spettacolarità alla Panini. Patrizia Mussa ci accompagna così in un Viaggio in Italia, in un rinnovato Grand Tour, fatto di “meraviglie di meraviglie”: i suoi scatti di architetture di per sé già scenografiche si trasfigurano ancora di più grazie a una tecnica che è diventata nel tempo la sua “lingua”. Ne risultano figurazioni inedite, quasi metafisiche, fantasmatiche, impressionistiche. I teatri e le altre architetture fotografate e rielaborate da Mussa sono quintessenze formali, poesia visiva, esistenzialismo pittorico senza figure umane. Le architetture teatrali sono fra le più stupefacenti che l’ingegno umano abbia messo a punto: che sia un teatro greco, scolpito nel fianco di una collina 2500 anni fa, o un settecentesco teatro a palchetti si tratta sempre di architetture per la polis, luoghi in cui riunirsi, dispositivi per vedere e essere visti, macchine che accendono la meraviglia. E di meraviglia l’uomo ha sempre avuto bisogno per emanciparsi dalla concretezza del reale, a volte brutale, per interpretarlo o magnificarlo. Storicamente i teatri sono agorà sociali, templi laici, edifici dove esercitare l’immaginario, luoghi dove può affiorare l’intangibile, ambiti della visione e dell’ascolto, della recitazione e della musica, della realtà replicata in scena e allo stesso tempo sono “spazi liminali” dove è possibile sfiorare il mistero che si nasconde dietro le cose. Dal teatro antico al “teatro all’italiana” fino alle sperimentazioni del Novecento è tutto un susseguirsi di varianti che hanno portato a soluzioni volta per volta diverse, compresi gli allestimenti provvisori in palazzi, cortili, giardini e piazze. Ed è proprio in questo suo “accogliere” che si concretizza una delle funzioni di questa architettura: è qui che la comunità confluisce per sostanziare la sua coesione, la sua autorappresentazione. L’emiciclo del teatro antico è forma perfetta per vedere e ascoltare, uno accanto all’altra, in un rituale che rimanda alla democrazia, alla partecipazione, alla condivisione. Dalla metà del Seicento e per tutto il Sette e l’Ottocento sarà protagonista il “nostro” teatro a palchetti, esportato in tutta Europa e nelle Americhe: quando l’architettura della sala è completa dei propri abitanti, vera e propria “architettura vivente”, allora lo sguardo potrà volgersi verso il palcoscenico per dare inizio al rito dello specchiarsi o dell’epifania. La ricerca di Patrizia Mussa sulle “architetture teatrali” ha avuto la sua prima importante esposizione pubblica a Palazzo Reale di Milano, nel dicembre 2023, poi a Villa Zito a Palermo nel 2024, a Parigi, nei primi mesi di questo 2025, nelle sale neoclassiche all’Hotel de Galliffet (la prima sede del Ministero degli Esteri francese, all’indomani della Rivoluzione, bureau di Monsieur Talleyrand), e oggi alla Basilica Palladiana di Vicenza, una delle invenzioni più alte del nostro Rinascimento. Basilica ritratta da Mussa per questa nuova esposizione fortemente voluta dalla famiglia Gemmo (che tengo qui a ringraziare per il suo mecenatismo), raggiungendo un ulteriore affinamento del suo linguaggio espressivo. Ci piace pensare che il visitatore di questa mostra, esaurito il percorso espositivo, sarà ancor più incuriosito di queste “architetture dello stupore”, vorrà tornare a visitarle come monumenti speciali, tornare ad abitarle con maggiore consapevolezza della loro genesi e della loro funzione. Perché se è vero che i sogni svaniscono all’alba, è anche vero che l’ingegno umano, come antidoto alla caducità della bellezza, ha costruito teatri. Per continuare a sognare a occhi aperti e in piena coscienza. Il curatore Antonio Calbi
Mostra Teatralità - Architettura per la meraviglia
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Percorso di visita

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